Il mio rapporto con i fenomeni paranormali nasce molto presto, verso i sette anni. Storie di famiglia che raccontano di sedute spiritiche, apparizioni, oggetti che volano da una stanza all’altra e i miei parenti, molto religiosi, che attribuiscono alle entità, o presunte tali, un’origine divina ed un potere che non deve essere discusso. Grazie ad un innato senso scientifico e ad una fervente creatività, sono cresciuto con un certo distacco da questi fenomeni, vivendoli serenamente come la manifestazione di una parte dell’esistenza che non conosciamo. Niente di divino, nessuna dipendenza vitale, solo una gran voglia di conoscere l’ignoto. Questo atteggiamento aperto a tutte le possibilità, ha probabilmente favorito una serie di situazioni che mi hanno offerto l’opportunità di “toccare con mano” questa realtà. Nel 1994, infatti, sono letteralmente esplose esperienze significative, incontri casuali con persone dotate di facoltà medianiche e strane coincidenze che Jung, il noto psicoanalista, non avrebbe esitato a definire “sincronicità”. Non potrò mai dimenticare le prime comunicazioni medianiche in seno al primo gruppo di ricerca, in cui alcune entità guida mi anticipavano un futuro di successi da ricercatore, forse da scrittore, di ostacoli che avrei dovuto superare e di un percorso di maturazione che mi avrebbe portato ben oltre quella curiosità che mi animava. Documentavo tutto, ogni notte relazionavo sul mio diario digitale la giornata trascorsa e ogni occasione era buona per sperimentare. Ho letto tantissimo, volevo farmi una cultura ferrata sull’argomento. Ero così preso e così in sintonia con gli argomenti che studiavo, che agli esami orali di maturità del 14 luglio 1994, presentai un’interpretazione alternativa della divina commedia in chiave medianica e le possibili influenze dello spiritismo sul decadentismo di fine ottocento. La mia fortuna fu di trovare insegnanti dalla mentalità aperta, che ascoltarono interessati le mie ipotesi (tranne un’anziana signora che non faceva altro che ripetere che sono tutte manifestazioni del diavolo). Le esperienze aumentavano, fino a quando iniziarono anche le manifestazioni fisiche, come oggetti che si muovevano da soli, interferenze in un sistema elettronico, sogni premonitori e poi l’ultima, la più importante: una forma di energia invisibile che attraversa il mio corpo lasciandomi una sensazioni di pace e calore indimenticabili. Nel luglio 1996, tutto finisce. Volevo continuare a vivere la mia vita e le mie esperienze di giovane ventunenne, l’amore, il lavoro, il matrimonio, la famiglia, le gioie e i dolori di una persona normale. Perché questa decisione ? E’ successo durante l’ultimo convegno a Pergusa organizzato dal Movimento della Speranza. La mia naturale predisposizione per il paranormale, per quegli argomenti che la maggior parte della gente teme o ignora, ha fatto credere a tanta gente presente quel giorno che fossi un medium. Non potrò mai dimenticare gli occhi delle mamme e dei papà, quegli occhi pieni di dolore e di speranza e il mio senso di impotenza. Non sono un medium, sono solo un ricercatore e cerco di dare un senso alla mia vita da solo, senza l’aiuto di nessuna religione, con le certezze scientifiche e con il cuore aperto all’esperienza chiamata vita. Questo senso di malinconia mi ha creato un senso di ribellione interiore. Non riuscivo a trovare le risposte. Perché tutte quelle morti ? Perché in fase di verifica scientifica tutto si blocca ? Io avevo vissuto esperienze importanti e non potevo negare l’esistenza del “paranormale”, per quello che significa. Ma la mia parte scientifica chiedeva spiegazioni e dovevo capire i motivi per cui queste esperienze non sono così evidenti per tutti e in qualsiasi momento. Dovevo studiare le condizioni ideali. E soprattutto verificare se un “senza fede” poteva ottenere gli stessi risultati di chi sosteneva che solo un rapporto fideistico e divino con il così detto aldilà, avrebbe “consentito” i contatti con l’altra dimensione. Quindi, mi sono “resettato”, ho eliminato i condizionamenti religiosi e anche quelli scientifici per ricominciare a pensare liberamente, pur conservando il bagaglio culturale maturato in quegli anni. Nel 1994, l’ultima cosa che ricordo, è che un’entità mi fece capire che il numero 13 sarebbe stato un elemento chiave nella mia vita. Ripensavo spesso a quel numero e intuivo che dopo tredici anni sarebbe accaduto qualcosa. Nel 2007 qualcosa accadde.
Non avevo smesso del tutto di interessarmi ai fenomeni paranormali, ma non ero più attivo come prima. Non sperimentavo. Più che altro “ascoltavo” la vita che si muoveva attorno a me e gli eventi, nel bene e nel male, che dalla Liguria (1997-2000) mi hanno riportato nella mia Milazzo. Ho dovuto lottare molto per potermi inserire di nuovo e la famiglia cresceva (oggi ho tre figli), ma grazie al mio diploma in elettronica e la specializzazione aziendale in computergrafica, sono riuscito ad affermarmi nel settore pubblicitario. Fotoritocco, fotomontaggio, elaborazioni grafiche, programmazione web, progetti di comunicazione … tutte competenze che mi hanno perfezionato tecnicamente, facendomi diventare più analitico, più attento ai particolari. Per un certo periodo poi mi è venuta la “fissazione” dei ritratti. Studiavo la struttura dei volti per poterli disegnare meglio. Oggi capisco perché.
Il paranormale è un campo molto vasto e alla fine ho scelto quello che ancora oggi è il mio ambito di studi: tentare di comunicare con entità viventi in altre dimensioni. E per farlo tento di usare la tecnologia. Arriviamo, quindi, al febbraio 2007, dove per una serie di coincidenze mi ritrovo a sperimentare la metafonia.
La transcomunicazione strumentale, così definita nel 1979 dal fisico Senkowski, consiste in una serie di tecniche che con l’ausilio di strumenti tecnologici, quali registratore, radio, televisione, telefono, fotocamera, videocamera, ecc, consentirebbe di catturare voci e immagini provenienti da un’altra dimensione. Catturare o ricevere ? Dopo 13 anni, nel giugno 2007, ho ricevuto i primi volti dal “nulla” utilizzando il computer. Ma erano volti soggettivi, sfocati e sono nate anche delle diatribe tra me e alcuni colleghi saldamente ancorati ad una concezione eccessivamente scientifica della vita. La mia elasticità mentale, la mia creatività e le competenze acquisite nel settore della computer grafica, mi hanno consentito di continuare a credere nel mio percorso di ricerca e di individuare quei particolari significativi che oggi mi hanno dato ragione. Così come nel 1994, nel 2007 sono riesplose le esperienze: voci che mi chiamano per nome attraverso la radio, immagini anomale in un segnale video dove non dovrebbero esistere e sogni. Senza pregare. Senza affidarmi a nessun Dio. Senza alcun rituale “propiziatorio”. Mi siedo nel mio laboratorio e decido di provare, di tentare contatti con altre dimensioni. Non è semplice, il livello delle “voci” che ricevo non è ancora paragonabile a quello di Marcello Bacci, di Grosseto (voci in diretta attraverso la radio e che rispondono alle domande). Ma la meta-visione, per me, è stata un successo.
Il 27 aprile 2008 ho ricevuto su un video di venticinque minuti 4 volti diversi e ciò che è più importante, oggettivi. L’oggettività è fondamentale. Occhi, naso, bocca, struttura facciale. Elementi biometrici inequivocabili.
Il fenomeno c’è. L’anomalìa è presente in un sistema elettronico in cui, secondo determinati accorgimenti tecnici, non dovrebbe esistere. Entità disincarnate ? Forme pensiero autonome ? Azione psichica dell’operatore ? Tutte le ipotesi sono valide, meno quelle che contemplano l’illusione o possibili interferenze elettromagnetiche di emittenti televisive. Sono volti silenziosi e non possono provare nulla al momento. Hanno solo una valenza sperimentale. L’interpretazione, la causa, la matrice che li ha prodotti è sconosciuta. Come già ribadito più volte, non sono un medium, sono un ricercatore, uno sperimentatore e studio i miei risultati confrontandoli con quelli di altri per tentare di capire le condizioni grazie alla quali questi fenomeni si verificano.
Il discorso è molto articolato e ci vorrebbero pagine e pagine per far comprendere al lettore i delicati meccanismi che si muovono attorno a questa fenomenologia. Il mio messaggio finale, comunque, è sempre lo stesso: non divinizzare l’aldilà e non attribuire alcun potere a questi fenomeni. Se tutto avviene, è perché rientra nell’ indefinita esistenza.
Para-normale. Vicino, oltre … a che cosa ?
Obiettivi professionali: riuscire ad entrare in un circuito di informazione che attraverso stampa, radio e televisione possa diffondere i risultati delle ricerche ed attivare un canale culturale che possa fornire sostegno tecnico a coloro che per varie ragioni (prima fra tutte il lutto) cercano il modo di entrare in contatto con un caro trapassato. Innescare di conseguenza un processo formativo che possa evitare il ripetersi di spiacevoli vicende a vantaggio dei "mercanti dell'occulto".
Mi accompagna da diversi anni questa splendida riflessione:
"A costituire il vero valore dell'uomo, non è la verità che lui pretende di possedere,
bensì l'impegno sincero che ha profuso per scoprirla.
É attraverso la ricerca della verità, e non col possesso di essa,
che le sue forze si fanno più grandi e solo in questo consiste
la perfezione verso cui è proteso. "
G.E. LESSING, filosofo tedesco 1729-1781
Alcuni messaggi ricevuti per via medianica:
"E' circondato da infinte, minuscole assistenze ultraterrene.
Lui ha veramente la stoffa del ..."
"I lidi lontani parlano un linguaggio fervido.
Mente eccelsa la tua.
Miete, miete, verso orme verdi.
Meravigliosi, tanti, tanti fogli grandi da riempire,
nel vuoto dello spazio e del pentagramma."
Spirito Guida, 1994
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"La creatività è la capacità di produrre in breve tempo un gran numero di idee partendo da uno stimolo. E' anche l'abilità di cambiare impostazione, di uscire dagli schemi di pensiero abituali, di imboccare direzioni nuove per la soluzione dei problemi. Altro fattore della creatività è la capacità di selezionare, riorganizzare ed elaborare le idee prodotte, per farle convergere verso applicazioni utili." (Focus, numero speciale estate 2002 - pag.38)
dal forum ... penso che poco importi il motivo per cui ci si avvicini alla metafonia. La cosa fondamentale è che non venga mai persa quella componente umana di fronte alla quale, qualche volta, mi sono ritrovata a piangere. (Chiara)
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