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Tecnica Schreiber: i primi volti oggettivi.

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Il 27 Aprile del 2008, domenica mattina, mia moglie si apprestava ad uscire con il più piccolo dei due maschietti. Il mio primogenito (7 anni) giocava nella sua cameretta ed io, coccolato dal tepore di una splendida giornata, mi ritrovai nel mio primo laboratorio, una cameretta molto piccola e osservavo il sole filtrare dalla finestra e perdersi sul salvaschermo di un caro vecchio monitor Commodore 1084S. Ero sereno e vista l'occasione, decisi di assecondare un'intuizione: sia il salvaschermo che il monitor mi erano stati donati in circostanze impreviste. Presi la telecamera, una Video8 della Samsung (VP-L100), anch'essa ricevuta in prestito da un amico. Posizionai la Radio ad onde corte (analogica) sul davanzale della finestra ... anche quest'ultimo strumento prestato o meglio, rimasto in mia custodia dopo una serata metafonica con un gruppo di amici l'anno prima. Mi ritrovai a sorridere da solo in quella cameretta pensando a questa serie di sincronicità e pensai che quello poteva essere il momento giusto. Da qualche mese, infatti, avvertivo la necessità di ottenere immagini più nitidie e soprattutto il primo particolare che serve per riconoscere un volto: l'occhio. Il 24 Marzo il presunto volto di Massimo M. che in analisi passate non aveva dato nessun altro particolare biometrico rilevante ai fini del riconoscimento di un volto, presenta un'anomalìa inspiegabile: sul canale del rosso si vede l'occhio sinistro ( www.metavisione.it/forum/forum_posts.asp ). Nei giorni seguenti sogno di trovarmi in una camera al buio e su un televisore LCD vedo proiettati dei volti e fra questi riconosco Massimo Castagnini (foto a sinistra). E' incredibile la coincidenza del nome dei due Massimo (e per la cronaca, ho un fratello minore che si chiama Massimo). Vedo altri volti e percepisco molto intensamente che quello non è un sogno dettato dalla mia quotidianità inconscia, ma un chiaro messaggio che vuole incoraggiare i miei tentativi. E arriviamo, quindi, a domenica mattina del 27 aprile, sono passate da poco le 10.00; posiziono la telecamera a circa due metri di distanza dal monitor che fiancheggia la finestra dalle cui tendine filtra il sole. Il salvaschermo è posizionato sul monitor e sto quasi per toglierlo quando percepisco una sensazione che mi blocca e mi rendo conto che potrebbe essere utile: trattenere le radiazioni del sole che riescono ad entrare lateralmente sullo schermo e che unite alle radiazioni del monitor potrebbero offrire un buon supporto "energetico". La radio sul davanzale è accesa e indosso le cuffie per tentare di ricevere in diretta qualche istruzione; il suono della radio (rumore bianco) non è convogliato solo in cuffia, ma si diffonde con volume idoneo per non disturbare il vicinato. L'obiettivo della telecamera non è puntato direttamente sul monitor ma è a circa 30 gradi.

La tecnica Schreiber
La telecamera è collegata attraverso uno spinotto RCA  al'ingresso videocomposito del monitor: mentre la telecamera riprende posso seguire le riprese sul monitor. Direzionando la telecamera verso il monitor si crea un effetto "specchio nello specchio", un loop (ciclo) visivo infinito e più mi avvicino con lo zoom sul monitor, maggiore sarà l'effetto fino a perdere completamente qualsiasi forma e si crea un "tunnel di luce casuale".
Un pulsare continuo che varia secondo le influenze luminose dell'ambiente, della posizione della telecamera e dell'azione dell'operatore sullo zoom.

Ho agito quindi per 24 minuti circa e seguendo non tanto la logica quanto la mia creatività che mi suggeriva quale potessero essere le forme luminose più favorevoli per il formarsi delle meta-immagini. Avevo già provato altre volte senza alcun successo. Questa volta qualcosa era cambiato e avevo la certezza che qualcosa avrei trovato.

L'analisi del video
Terminata la registrazione, per poter visionare il filmato "frame per frame" (fotogramma per fotogramma ... 29 in un secondo - 24 minuti di video = 41760 fermo immagine da visionare), ho dovuto riversare il tutto sul videoregistratore VHS che mi permette di avanzare frame per frame con il tasto pausa.
I primi 7 minuti sembrano solo un vorticare di effetti luminosi in cui prevale solo il verde e a volte il giallo, ma poi qualcosa colpisce la mia attenzione: frammenti blu tridimensionali improvvisi e qualcosa che assomiglia ad una sferetta d'argento in basso a sinistra e che non sembra essere coinvolta nel video-loop. E' ferma.
Con maggiore attenzione proseguo nella visualizzazione dei frame. Resto un attimo in silenzio quando per tutta la grandezza dello schermo si visualizza mezzo volto con un occhio perfetto e molto evidente.

Una lunga analisi
Ho dovuto attendere più di un anno per poter effettuare un'analisi seria e approfondita: il mio timore erano i riflessi sullo schermo del mio volto, ma tutte le prove effettuate hanno escluso questa possibilità.
Il dubbio nasceva dal fatto che il volto si è formato sulla sinistra ed io  per qualche secondo mi sono avvicinato al monitor pur restando fuori dal raggio d'azione dell'obbiettivo. Ma le analisi successive hanno mostrato altri volti, uno dei quali sulla destra e frontale: mi sarei dovuto mettere proprio di fronte all'obbiettivo che mi avrebbe ripreso da dietro. inoltre, il problema principale era la modalità di analisi frame per frame che obbliga l'operatore a perdere giorni interi e che ho risolto in un primo momento riversando il video originale sul computer. Ma la scheda di acquisizione allora in mio possesso non acquisiva il filmato ad una qualità sufficiente e solo nel luglio 2009 ho ricevuto un grande aiuto da un caro amico che mi segue fin dagli esordi sul web e che mi ha inviato l'attrezzatura necessaria.
Ecco, quindi, che abbiamo realizzato i due grandi obiettivi di metavisione.it: CONDIVISIONE E SINERGIA.
Riporto di seguito i volti e altri soggetti rilevati nel video.

Relazione aggiornabile
La presente relazione è suscettibile di variazioni in base ai progressi dell'analisi del video tutt'ora in corso.
Ultimo aggiornamento: 30 Luglio 2009.

 

(LuigiCama - 30/07/2009)

 

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21/03/2010 - MassimilianoCosmell: Salve, volevo sapere se chi si occupa di metavisione è a conoscenza di cosa è la pareidolia. Lo dico per per chi non lo sapesse : la pareidolia è l'illusione subcosciente che tende a ricondurre a forme note degli oggetti o dei profili naturali o artificiali dalla forma casuale. Questa associazione si manifesta in special modo verso le figure e i volti umani. Sono assolutamente affascinato dalla metavisione e credo che possa essere utile per indagare la struttura della mente. Non nego che con la metavisione si possano vedere i volti di persone morte, dico solo che ci potrebbe essere un ulteriore utilizzo di una certa importanza.Se eventualmente qualcuno dei ricercatori o iscritti volesse approfondire con me questo altro filone di ricerca sarei ben felice di mettermi in contatto con loro.

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